PROGRAMMA TERAPEUTICO

 “La mia mente si sente capace di

 crescita perché la mia curiosità

è più profonda che mai”

                             G. B. Shaw

Nella nostra Comunità vi è stata un’evoluzione della modalità di approccio al problema tossicodipendenze: si è passati infatti da una concezione della Comunità intesa come “terapia” in cui lo “stare” in Comunità , espressione di lavoro, tempo libero, tempi regolamentati da norme era la risposta semplificata dell’istituzione al problema tossicodipendenze,  ad un percorso di recupero più articolato  e complesso che comprende specifici interventi: colloqui individuali, terapie di gruppo, terapia familiare, gruppi di danza movimento terapia, gruppo di tecniche di rilassamento, supervisione dell’equipe, ecc…

E’ avvenuta una compenetrazione tra strumenti diversificati: gli strumenti terapeutici-consulenziali da una parte e gli strumenti assistenziali educativi e normativi dall’altra.

Esiste quindi un progetto articolato in cui si compenetrano tutti quegli approcci che riconducono alla complessità dell’individuo: il sé, gli altri, la famiglia, il lavoro, la società.

L’approccio non è più, quindi, solo rivolto al presente in funzione di un progetto d’integrazione sociale futura, ma, è un lavoro sul presente che deriva da un passato necessariamente da conoscere per poter costruire progetti articolati e complessi per il futuro del soggetto.

Il nostro intervento è finalizzato a favorire il raggiungimento della consapevolezza dei vissuti emotivi, a mettere in evidenza quanto certi pensieri che Albert Ellis definisce “irrazionali” siano dogmatici, assolutistici, ossessivi e sostanzialmente influenzino lo stato d’animo e le emozioni degli individui.

Sono questi pensieri che vengono vissuti dall’individuo come “doveri”, che producono un comportamento fatto di sensi di colpa, di estremi bisogni che tutto vada per il meglio senza la possibilità di ricevere negazioni e frustrazioni.

Crediamo che per consentire i processi di cambiamento sia necessario da parte nostra porsi in un atteggiamento empatico nei confronti dei problemi e delle sofferenze di un individuo.

E’ questo un atteggiamento di ascolto che consente di far entrare dentro di sé le sofferenze dell’altro in modo tale che risuonino con le proprie antiche ferite e sollecitino in noi risposte di aiuto che esprimano interesse, condivisione e non costrizione, obbligatorietà o giudizio colpevolizzante.

Spesso sulle comunicazioni colpevolizzanti si fondano molti interventi educativi nell’ambito familiare ma anche comunitario.

Non condividiamo un intervento unicamente fondato su aspetti di recupero lavorativo e su richieste centrate sull’obbligatorietà e sulla modificazione di comportamenti ovvero su messaggi quali “devi superarti, devi cambiare”. Tale messaggio implica pericolose semplificazioni rispetto ad un problema complesso e sicuramente non facilmente risolvibile quale è la tossicodipendenza.

Lavorare sul riattivare e il sentire le emozioni è di vitale importanza poiché consente di sviluppare quel processo di conoscenza e comprensione di sé che si è interrotto precocemente.

L’intervento in comunità può riuscire, dunque, a fare emergere attraverso il confronto e l’espressione delle proprie emozioni e narrazioni quelle convinzioni irrazionali, quelle rappresentazioni dogmatiche semplificatorie del proprio sé e delle relazioni che il soggetto tossicodipendente possiede.          

 

TIPOLOGIA DI UTENTI

 I servizi da noi offerti si rivolgono a coloro che hanno problemi di:

 - tossicodipendenza

 - gioco d’azzardo patologico

 Gli utenti che possono essere ospitati all’interno della nostra struttura devono essere:

 - di sesso maschile

 - maggiorenni, senza limiti di età, perché questi verranno valutati singolarmente

 sono ammessi anche utenti:

 - che presentino problemi psichiatrici di lieve entità

 - che si trovino in regime di arresti domiciliari

 - che siano in terapia metadonica a scalare e/o farmacologica

 Particolare attenzione, durante il percorso, viene, inoltre, dedicata al tema dell’ALCOOL in quanto si presenta frequentemente nelle sue forme più patologiche e problematiche nella fase del reinserimento degli utenti. Ciò avviene in quanto, solitamente, l’alcool non viene considerato da questi come trasgressione, oppure, viene considerato una trasgressione possibile e meno grave dell’utilizzo della sostanza.

 

PRESENTAZIONE DELLA STRUTTURA

 La nostra attuale struttura ha la propria sede operativa in Via Pallavicino 61, Nichelino, mentre quella legale è sita in Via Stupinigi 16, Nichelino.

 Viviamo una vecchia cascina interamente ristrutturata negli ultimi  4 anni costituita da una parte abitativa ed una parte dedicata ai laboratori.

 La parte abitativa può ospitare fino a 16 posti letto, suddivisa in 6 stanze. Le stanze sono da 1, da 2 e da 3 posti ed ogni stanza ha un proprio bagno destinato.

 Nel piano inferiore vi è:

il refettorio,

la palestra,

la sala musica,

la lavanderia,

la stireria

lo studio medico-dentistico

la sala terapeutica.

 Vi è poi un’altra zona abitativa, al piano superiore che è destinata all’ultima fase del percorso terapeutico ed è un appartamento composto da 3 camere singole, da un salone e da 2 bagni.

Nel sottotetto vi è invece una piccola stanza definita il PENSATOIO, poiché data la sua particolare posizione e strutturazione, consente di ammirare uno straordinario panorama che si è dimostrato un ottimo stimolo nel favorire momenti di riflessione degli utenti in situazione di crisi.

 La zona lavorativa, invece, è costituita da diversi laboratori quali:

 - la legatoria

  - il laboratorio del legno

 - il laboratorio creativo

 - il laboratorio dei computer.

 Inoltre adiacente alla struttura c’è un’ampia area verde destinata a campo da calcetto e ad orto e serra.

 All’interno dei laboratori sono presenti alcuni artigiani volontari che insegnano ai ragazzi le prime basi della materia trattata, e la scelta del laboratorio a cui l’ospite verrà assegnato, viene, quando possibile,  effettuata sulla base delle attitudini da questo presentate.

 

IL PERCORSO TERAPEUTICO

 Il processo terapeutico nella Comunità ripercorre il processo evolutivo-psicologico dell’individuo: i passaggi di status, la graduale acquisizione di responsabilità permettono una progressiva delineazione di confini personali e d'identità.

 Come afferma Bowen, i soggetti tossicodipendenti sono così poco differenziati da essere “emotivamente bisognosi e altamente reattivi agli altri”, vi è in loro “l’incapacità di distinguere tra pensieri e sentimenti”, nel senso che essi “dipendono a tal punto dalle opinioni degli altri e da ciò che gli altri vogliono da loro che il loro funzionamento è quasi totalmente governato dalle loro  reazioni emotive all’ambiente”.

 L’obiettivo del nostro intervento è quindi quello di fare acquisire un SE’ più forte.

Differenziarsi, definirsi significa per l’individuo poter rispondere a livello emotivo, affettivo, e di pensiero agli stimoli esterni, mantenendo, però, una capacità ed un’autonomia che gli consentano di non farsi invadere da essi.

L’intervento terapeutico nell’ottica sistemica, ci consente di prestare particolare attenzione ai concetti di Svincolo e di Pseudo-individuazione. Tali concetti ci  rimandano al ciclo vitale della famiglia ossia a quel processo evolutivo che fa sì che essa passi nel corso degli anni a successivi e differenti stadi di funzionamento. Un nodo cruciale risulta essere, a tal proposito, la modalità in cui il sistema familiare si struttura per facilitare lo svincolo del figlio.

Generalmente i soggetti tossicodipendenti mantengono uno stretto  legame con le famiglie d’origine conservando in età adulta rapporti fortemente simbiotici (pseudo-individuazione) nonostante le loro dichiarazioni e le immagini di sé che tendono a sottolineare un’indipendenza in realtà non acquisita.

Il disagio familiare, di cui spesso il “paziente designato” è il portatore, viene identificato nell’insieme dei giochi familiari ai quali contribuiscono, in ugual misura, comportamenti sintomatici e non.

Pertanto un nostro obiettivo è l’interruzione dei circuiti ripetitivi dell’interazione all’interno dei quali i “giochi familiari” si perpetuano.

Riconoscendo, quindi, i collegamenti tra individuo e sistema si può intervenire in Comunità sui singoli e sulle regole del sistema familiare attraverso le dinamiche di relazione tra l’individuo e il gruppo e tra l’individuo e gli operatori.

 A tal fine abbiamo strutturato il Percorso Terapeutico in 3 step (Pre-Accoglienza. Crescita, Reinserimento) che si rifanno alle tre principali fasi del percorso evolutivo del soggetto (simbiosi, individuazione / separazione e realizzazione del sé, verifica personale e reinserimento.

 

 

 

              STEP                                         FASI PERCORSO EVOLUTIVO

 

a)  PRE ACCOGLIENZA                       

                                                              SIMBIOSI

      e ACCOGLIENZA                

 

b)  CRESCITA                                          INDIVIDUAZIONE E SEPARAZIONE

                                                             REALIZZAZIONE DEL SE’

 

c)  REINSERIMENTO                                VERIFICA PERSONALE E REISERIMENTO

 

 PRE-ACCOGLIENZA e ACCOGLIENZA.  Questo STEP prevede, inizialmente, una serie di colloqui settimanali con il ragazzo che ha formulato la richiesta di entrare in comunità. Questi primi colloqui hanno lo scopo di raccogliere i dati anagrafici e conoscitivi della persona e della sua storia, oltre che di valutare insieme l’idoneità della struttura in base alle problematiche emerse ed alla volontà di cambiamento del soggetto. Durante questi incontri è prevista la somministrazione del questionario ASI.

L’interessato viene invitato, qualora non l’avesse ancora fatto, a prendere contatto con il Ser.T. di provenienza, sia per un supporto di tipo psico-medico, sia per una  eventuale formalizzazione del suo inserimento in programma che, in ogni caso sarà stabilito di comune accordo tra gli operatori del Ser.T. e quelli della comunità. In particolare, per quanto concerne gli interventi volti a migliorare le condizioni di salute, tutti i ragazzi sono preliminariamente sottoposti ad indagini cliniche approfondite al fine di identificare e monitorare il decorso di eventuali patologie collaterali (epatiche, immunitarie, etc.) contratte nel periodo della tossicodipendenza e di stabilire interventi medici appropriati.

Dal momento dell’ ingresso,  l’ACCOGLIENZA  dura circa 3 mesi, a discrezione dello staff.

Durante i primi 2 mesi di questa fase tutti i contatti con i familiari  vengono interrotti. Tali contatti vengono ripresi successivamente dopo il periodo di ambientamento. L’unica eccezione rispetto a tale interruzione è riservata agli utenti genitori con i quali si inizia quasi da subito un lavoro sulla genitorialità. All’interno della comunità è stata, inoltre, creata una sala  ricreativa apposita per l’accoglienza dei bambini.

Dopo essere stato presentato al gruppo dei residenti, il nuovo entrato viene affiancato  da un ragazzo più anziano che lo seguirà e gli farà da riferimento per il primo periodo del suo percorso, instaurando un rapporto privilegiato di interazione e sostegno affettivo. 

La fase di Accoglienza definisce l’incontro tra il ragazzo e il programma. Durante questo periodo, peraltro funzionale al miglioramento delle sue condizioni psico-fisiche, si vuole offrire all’ospite un primo approccio esperienziale a quella che sarà la vita e il cammino di comunità, verificando la sua volontà di intraprendere il programma di recupero.

Questa fase corrisponde a ciò che nel percorso evolutivo-psicologico viene definito stadio della “SIMBIOSI”.

Durante questo periodo l’utente è portato ad operare una sostituzione dell’oggetto di cui è dipendente: passa dalla Sostanza al Gruppo, all’interno del quale si sente in un rapporto fusivo ed è contemporaneamente protetto dal legame affettivo che si stabilisce.

Il ragazzo potrà da un lato disimparare o comunque rinunciare a molti dei comportamenti che hanno caratterizzato i suoi rapporti con gli altri, dall’altro scegliere di iniziare un lavoro terapeutico sulla propria storia  e i sui propri vissuti personali. Ciò lo porterà, anche attraverso la sofferenza, ad una maggiore conoscenza di sé e delle dinamiche disfunzionali, proprie e del contesto di vita, che hanno  determinato un disagio profondo poi espresso nella tossicodipendenza.

Il proporre un’immagine di sé forte, sfacciata, distaccata, permette solo di nascondere agli altri, ma, anche a se stessi, la vera natura del proprio sé. In comunità e soprattutto nella fase di Accoglienza, tutte le componenti di quell’immagine  sono messe in discussione per far riemergere la personalità reale del soggetto.

La sede in cui poter parlare del proprio stato d’animo e rendere conto di eventuali negligenze, errori e scorrettezze sorti tra gli stessi ospiti e/o con lo staff è  rappresentata dai momenti di verifica settimanale. Ciò aiuta i residenti a chiarirsi anche su piccole cose, a superare l’omertà e l’individualismo ed a sentirsi parte attiva nella vita comunitaria.

Tale fase prevede, inoltre,  la partecipazione al  Gruppo-Accoglienza, condotto dalla psicoterapeuta e dagli educatori, all’interno del quale il ragazzo inizia a ricostruire, condividendola con gli altri, la propria storia personale.

L’obiettivo è di preparare il ragazzo al lavoro terapeutico vero e proprio che affronterà più in là nel percorso, sollecitandolo ad un’espressione di sé molto più profonda e coinvolgente. Il livello di analisi dei propri vissuti e sentimenti è  quindi simile a quello che avverrà nelle fasi successive, ma meno approfondito.

 

b) CRESCITA. Questo  step corrisponde a ciò che nel percorso evolutivo-psicologico viene detto stadio dell’ “ INDIVIDUAZIONE  e SEPARAZIONE”.

Questa fase è caratterizzata da un processo di “costruzione di un’individualità a partire da una natura comune apportando una differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale” (C.G. Jung). E’ necessario, a tale fine, che il soggetto attivi due operazioni fondamentali:

- la differenziazione

- l’integrazione

Nel primo caso individuarsi significa “differenziare l’Io dalle istanze psichiche inconsce per passare successivamente a un processo di integrazione delle parti rimosse che possono concorrere alla crescita dell’Io”.

Nel secondo caso individuarsi significa “differenziarsi dall’adesione acritica alle forme collettive d’esistenza, per poi passare ad un livello di integrazione critica di forme e modelli culturali esistenti, da sostituire a quelli che hanno presieduto fino a quel momento la crescita e che ora si rivelano inadeguati”.

Il processo di Individuazione ha luogo dopo che si è esaurito il processo di adattamento. Ecco perché in questa seconda fase del percorso il soggetto viene accompagnato  in un lavoro terapeutico che prevede la conoscenza della propria storia e del proprio mondo affettivo, la presa di coscienza delle dinamiche familiari disfunzionali e di uno stile cognitivo disadattivo, il miglioramento e il consolidamento del processo di autonomia personale, l’incrementare la conoscenza delle proprie emozioni per utilizzarle e gestirle in modo costruttivo in una relazione  sana intra-interpersonale.

Il passaggio a questo STEP avviene dopo un’attenta osservazione e valutazione da parte dello staff ed è favorito da molteplici fattori: la capacità di confronto intenso e coinvolgente che ha luogo all’interno dei gruppi e il riconoscimento e l’avere a disposizione dei modelli significativi in cui potersi identificare. Parlando, ascoltando, confrontandosi, ma soprattutto, fidandosi delle persone con cui si vive, si riescono a cogliere aspetti della vita che, se interiorizzati, danno motivi validi per vivere con intensità l’amicizia, la fede, la solidarietà, così da poter dire…non sono più solo. E’ questo il momento in cui il soggetto, attraverso i gruppi terapeutici, pedagogici e i colloqui individuali con gli psicologi e gli educatori si impegna in un lavoro di analisi profonda dei propri vissuti, della propria storia  verso il raggiungimento di una maggiore conoscenza  e consapevolezza di sé.

In questa fase si intensificano gradualmente i contatti con la famiglia:

- iniziano gli incontri terapeutici che possono avvenire in qualsiasi momento dell’iter comunitario a discrezione della psicoterapeuta dell’èquipe.

Sarà compito dello staff valutare insieme al ragazzo il passaggio alla fase successiva del programma.

 

c) REINSERIMENTO. Il passaggio allo step del Reinserimento, che nel percorso evolutivo-psicologico corrisponde alla fase della Verifica Personale e Reinserimento,  permette di valutare la concreta tenuta e stabilità del progetto attuato e dell’autonomia raggiunta, verificando la capacità della persona di riprendere l’esperienza lavorativa e di gestire in modo autonomo sia spazi maggiori di tempo libero, sia il nuovo rapporto con la famiglia  e con la società.

E’ una fase molto delicata che implica la capacità di disinvestire dalla comunità sia dal punto di vista affettivo che da quello organizzativo e la capacità di delineare un proprio progetto personale investendo all’esterno della comunità.

Durante questa fase, che dura all’incirca 6 mesi, alcune norme regolano l’uso del denaro, dell’alcol, dei contatti esterni ed interni alla Comunità. Attraverso il sostegno psicologico settimanale i residenti riescono ad esprimere e rielaborare le tensioni accumulate e ad affrontare le difficoltà che la nuova esperienza comporta.

Gli obiettivi di questa fase conclusiva del percorso sono: l’accompagnamento al lavoro, la realizzazione dell’autonomia economica ed abitativa, il potenziamento della propria rete amicale, il raggiungimento di un equilibrio maggiormente stabile che consenta di migliorare la qualità della vita e di affrontare gli imprevisti e le difficoltà con serenità.

Il soggetto mantiene una relazione terapeutica ed educativa con gli educatori e gli psicoterapeuti della C.tà, per organizzare e strutturare il programma settimanale, verificare il lavoro svolto, avere un sostegno nella vita quotidiana .

Il lavoro educativo e terapeutico comprende la partecipazione al Gruppo Reinserimento in presenza di un operatore, dello psicoterapeuta e dei compagni del reinserimento,mirati alla discussione ed elaborazione delle problematiche che emergono in questa delicata fase del programma sia a livello intrapsichico sia a quello interpersonale. Continuano i colloqui di Terapia Familiare per favorire e affrontare eventuali tematiche relative a questa fase e i colloqui educativi con l’operatore di riferimento.

Il soggetto concorda con gli operatori, con il Servizio inviante  e con la propria famiglia il graduale distacco dalla Comunità o l’eventualità di fermare temporaneamente il proprio percorso riabilitativo nell’attesa di maturare scelte e decisioni più consapevoli.

In linea generale lo svolgimento dell’ultima fase del Percorso riabilitativo richiede un tempo minimo di sei mesi anche se è prioritario il rispetto dei tempi, dei ritmi, ed esigenze del soggetto.

 Chi lascia prematuramente la Comunità è impegnato ad esporre le motivazioni dell’abbandono e non può ritornarvi senza riprendere i colloqui iniziali, salvo una valutazione del caso, e attenendosi alle disposizioni dei provvedimenti educativo-disciplinari della normativa comunitaria.

 Terminato il programma terapeutico, ogni ex residente può partecipare ad un incontro bimestrale con tutti i compagni in Comunità per portare la sua esperienza e avere uno spazio di confronto e di accoglienza.

 

SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA

 Durante il periodo di sviluppo del percorso comunitario dell’utente, viene inoltre offerto un servizio di conselling a mogli, compagne, figli  e genitori finalizzato ad un sostegno individuale che consenta una focalizzazione di eventuali difficoltà personali, nonché per aiutarli a comprendere meglio le dinamiche di un soggetto tossicodipendente e a prendere consapevolezza del proprio ruolo all’interno di situazioni di dipendenza in famiglia.

 

 METODOLOGIA DELL’INTERVENTO

 Approccio motivazionale: è propriamente uno stile terapeutico, una particolare modalità di interazione con il paziente che punta a sviluppare un’ atmosfera empatica, di accoglimento e comprensione, come elemento essenziale per favorire cambiamenti nel comportamento e nello stile di vita del paziente. Il colloquio motivazionale utilizza tecniche e percorsi originali attraverso i quali la trasformazione desiderabile per il paziente viene stimolata e avviata tenendo conto adeguatamente della sua visione del mondo, della sua progettualità e della sua intenzionalità. Esso si fonda sulle risorse attuali della persona e adotta tecniche incisive per convogliare l'attenzione e le energie sul desiderio di una vita migliore, utilizzando attivamente il conflitto interiore al fine di produrre un cambiamento. Per queste ragioni il colloquio motivazionale si è dimostrato particolarmente utile nei casi in cui siano presenti difficoltà a riconoscere la gravità di un problema e nelle situazioni in cui è importante instaurare una relazione di collaborazione con persone poco motivate al trattamento e difficilmente raggiungibili con le tecniche tradizionali. Questa condizione è particolarmente frequente nei trattamenti terapeutici in cui la negazione del problema e l'ambivalenza rispetto al cambiamento sono caratteristiche molto diffuse.

 APPROCCIO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

 La TCC integra due forme di psicoterapia: la Terapia Comportamentale  e la Terapia Cognitiva.

 La Terapia Comportamentale insegna alle persone a reagire in modo differente alle situazioni problematiche. Si focalizza sul cambiamento di specifiche azioni utilizzando diverse tecniche per diminuire o eliminare comportamenti che creano disagio e aumentare o acquisire comportamenti che favoriscono una migliore qualita' di vita.

 La Terapia Cognitiva aiuta le persone ad apprendere come pensieri, convinzioni e credenze contribuiscano spesso a creare una visione distorta di cio' che sta accadendo nella nostra vita e questo ci fa sentire ansiosi, depressi, arrabbiati.

La terapia cognitivo-comportamentale solitamente è standardizzata e breve. Si propone di identificare e sfidare le cognizioni distorte caratteristiche di ciascun paziente. La tecnica principale si basa sull’applicazione dei principi della logica e dell’indagine sperimentale ai pensieri automatici negativi con i quali il soggetto depresso percepisce, costruisce e anticipa la realtà che lo circonda. Gli interventi verbali sono inizialmente rivolti a scoprire tali cognizioni negative e, in genere, ciò porta ad un iniziale miglioramento del tono dell’umore con una riduzione della sintomatologia. In seguito, si cerca di modificare le convinzioni disfunzionali alla base di tali cognizioni, mediante interventi cognitivi ed eventualmente comportamentali, con l’obiettivo di rendere l’individuo meno vulnerabile a possibili future ricadute. Le tecniche comportamentali possono essere impiegate per migliorare i livelli di attività e promuovere le capacità di adattamento e risoluzione di problemi. Il paziente si “allena” a ristrutturare i propri pensieri distorti in modo da raggiungere un maggior autocontrollo e migliorare la padronanza di sé.

 APPROCCIO SISTEMICO-RELAZIONALE

 L’approccio SISTEMICO-RELAZIONALE considera la dipendenza un sintomo individuale che è spesso indice di un aspetto disfunzionale all’interno del sistema di riferimento del soggetto.

Spesso la dipendenza è un modo per non affrontare altri problemi non risolti che stanno alla base delle dinamiche disfunzionali della famiglia.

L’obiettivo di un intervento sistemico-relazionale è pertanto l’interruzione dei circuiti ripetitivi all’interno dei quali i giochi familiari si perpetuano. A tal fine si ingaggia la famiglia ridefinendola in tal senso attinente al problema presentato: se non si cambiano le regole del sistema non cambia il comportamento patologico del singolo.

 APPROCCIO EMOZIONALE

L’approccio Emozionale consente all’individuo di prendersi cura della propria sfera emotiva integrandola con quella cognitiva e relazionale, per dare “unicità” al Sé.

Attraverso l’utilizzo di tecniche creative, nei laboratori di DanzaMovimentoTerapia, nei gruppi Corporei e di Cinematerapia è possibile favorire l’autoconsapevolezza e l’introspezione, senza l’utilizzo della “parola” che, talvolta, può portare “fuori da sé” .

Le esperienze emotive vissute nella relazione con gli altri, all’interno dei gruppi, favoriscono, l’emergere di sensazioni, emozioni, immagini senza che vi sia giudizio ed interpretazione e predispongono l’individuo al contatto delle parti più profonde e autentiche della propria persona.

 SPAZIO COCAINA

 I dati statistici riportati dai diversi enti che si occupano delle rilevazioni numeriche sulle dipendenze, testimoniano il diffuso e costante aumento dei consumi di cocaina in fasce di popolazione sempre più diversificate; in particolare, si osserva un aumento del numero di consumatori che tendono a rendere compatibile l'assunzione di cocaina con la propria vita professionale e affettiva. Tale condizione porta il consumatore a negare il proprio stato di difficoltà e a non percepire il proprio comportamento come patologico o disfunzionale.

Ne consegue che, per molti di questi consumatori, risulta difficile elaborare un’esplicita richiesta di aiuto e portarla all’attenzione dei servizi per le dipendenze.

Per tali motivi il progetto terapeutico da noi elaborato per i cocainomani si basa sull’ approccio motivazionale, associato a quello cognitivo-comportamentale.

 I tempi di durata del progetto, che possono variare dai 9 ai 18 mesi, sono totalmente personalizzati, previa un’attenta analisi del caso, e vengono periodicamente rivalutati in funzione del raggiungimento eventuale degli obiettivi intermedi, fissati precedentemente in accordo con il paziente.

 Per questa tipologia di utenza sono previsti, inoltre, periodi di orientamento molto brevi, fino ad un massimo di 3 mesi, non finalizzati ad un trattamento che porti alla remissione del sintomo, ma, esclusivamente  allo sviluppo di una maggior consapevolezza rispetto alla “gravità” del sintomo. Dopo tale periodo si potrà valutare se esistono sufficienti motivazioni per affrontare, o meglio procedere, verso un percorso effettivo di riabilitazione secondo le varie fasi previste dal progetto terapeutico.

 SPAZIO EROINA

 Nonostante le statistiche dimostrino un chiaro decremento nell’uso dell’eroina tra i consumatori di sostanze stupefacenti sono ancora numerosi i casi che si presentano presso la nostra struttura in cerca di una soluzione a tale dipendenza.

Ciò che si è modificato rispetto al passato è l’età, molto più avanzata, e, di conseguenza, spesso ci si trova di fronte ad utenti che hanno già costituito un proprio nucleo familiare. Questo ha reso indispensabile creare ed offrire congiuntamente anche un progetto sulla genitorialità ed una terapia di coppia, al fine di agevolare e migliorare la qualità del  futuro rientro in famiglia del paziente.

I tempi di durata del progetto, che possono variare tra i 12 ed i 24 mesi, sono anche qui personalizzati, come spiegato precedentemente, ed il percorso viene suddiviso nelle 3 fasi che indicheremo successivamente.

 SPAZIO RICADUTE

 La dipendenza patologica, qualunque sia la sua modalità di espressione,  viene anche definita “malattia cronica recidivante”. E’ da tale definizione che si può desumere il motivo per cui abbiamo ritenuto indispensabile creare uno spazio specifico dedicato al trattamento delle “ricadute”. Ci sono situazioni, infatti, in cui si assiste a delle ricadute di una certa gravità, che devono essere affrontate nel breve periodo, che non riescono ad essere gestite a livello ambulatoriale, ma, per le quali non avrebbe alcuna efficacia neppure un nuovo progetto comunitario completo, in quanto si rischierebbe esclusivamente di ripetere un lavoro già svolto e che non ha sortito gli effetti sperati. Questo soprattutto quando la ricaduta si colloca proprio in periodi non lontani dalla chiusura di un precedente percorso. Ciò che noi offriamo, pertanto, è un periodo di trattamento che va dai 3 ai 9 mesi, che prevede una prima fase dedicata alla disintossicazione, una seconda dedicata all’analisi delle cause che hanno determinato nuovamente la ricerca della sostanza,  dell’alcol o del gioco, ed anche ad un’analisi dello stile di vita strutturato durante il periodo di astinenza. L’utente, attraverso gli strumenti terapeutici è stimolato a ricercare i significati profondi e simbolici del suo fallimento: coglierne il senso per permettere di trasformare una crisi in una risorsa.Tutto ciò con l’obiettivo di rendere maggiormente consapevole il paziente rispetto a quelli che sono stati i passaggi lenti e successivi che lo hanno condotto alla ricaduta, ed aiutarlo ad immaginare una diversa organizzazione della quotidianità e del tempo libero. Ed, infine, una terza fase in cui l’utente ricomincia a sperimentarsi all’esterno in modo da rendere possibile una verifica dell’efficacia dell’intervento adottato. In questo progetto, a differenza di quanto avviene negli altri tipi di percorsi in cui prevale maggiormente la terapia di gruppo, è lasciato maggiormente spazio ad un intervento di tipo individuale, sia attraverso l’intervento degli psicologi, che quello degli educatori.

 SPAZIO GIOCO D’AZZARDO  

 Abbiamo strutturato un percorso riabilitativo per persone affette da gioco d’azzardo patologico avvalendoci, come teorie di riferimento, dell’approccio sistemico relazionale e di quello cognitivo-comportamentale ( a cui , comunque, facciamo già riferimento per il trattamento delle varie forme di dipendenza affrontate in questi anni), dando comunque alla terapia di tale disturbo in gran parte la valenza  di un percorso educazionale.

L’approccio SISTEMICO-RELAZIONALE considera il G.A.P un sintomo individuale che è spesso indice di un aspetto disfunzionale all’interno del sistema di riferimento del soggetto:

giocare per relazionarsi seppure in modo distruttivo

giocare come manovra per cambiare le regole del sistema

giocare come strategia che impedisce il cambiamento ( il G.A.P diventa l’elemento che favorisce l’omeostasi del sistema).

Come altre dipendenze spesso il G.A.P è un modo per non entrare in  problemi non risolti che stanno alla base delle dinamiche disfunzionali della famiglia. L’obiettivo di un intervento sistemico-relazionale è pertanto l’interruzione dei circuiti ripetitivi all’interno dei quali i giochi familiari si perpetuano. A tal fine si ingaggia la famiglia ridefinendola in tal senso attinente al problema presentato: se non si cambiano le regole del sistema non cambia il comportamento patologico del singolo.

L’approccio COGNITIVO-COMPORTAMENTALE consente alle persone di apprendere come pensieri, convinzioni e credenze contribuiscano spesso a creare una visione distorta di ciò che sta accadendo nella loro vita e le aiuta ad apprendere un diverso modo di reagire alle situazioni problematiche focalizzandosi sul cambiamento di specifiche azioni: si utilizzano diverse tecniche per diminuire o eliminare comportamenti che creano disagio acquisendo, invece, comportamenti che favoriscono una migliore qualità di vita. L’obiettivo di un intervento cognitivo-comportamentale è di “condurre il giocatore a riconoscere le idee erronee che alimenta nel suo animo, sostituirle con idee appropriate che lo aiuteranno a raggiungere l’obiettivo che si è proposto: essere in grado di rinunciare al gioco. Il giocatore impara a padroneggiare i pensieri che lo spingono a ritornare a giocare” ( Il gioco d’azzardo patologico. Centro Scientifico Editore). Intendere il percorso riabilitativo come PERCORSO EDUCAZIONALE significa aiutare le persone a sostituire il meccanismo inadeguato del gioco con attività più sane per la persona. Facciamo riferimento, sul piano metodologico, al modello trans-teorico degli stadi del cambiamento (approccio motivazionale) che ci permette di lavorare in modo pragmatico sulle fasi del processo di cambiamento, utilizzando gli strumenti da noi ritenuti semplici, comprensibili ed efficaci, propri appunto dell’approccio motivazionale. Abbiamo potuto verificare che il colloquio motivazionale permette agli operatori di evitare che si generino blocchi nella comunicazione con il cliente. Inoltre diventa possibile costruire con maggiore facilità, anche nei soggetti con scarsi livelli di motivazione, una relazione centrata sul cliente che permette di favorire l’aumento della motivazione al cambiamento e di diminuire le resistenze.

 

PERCORSO TERAPEUTICO-RIABILITATIVO 

 FASE A: AGGANCIO e DIAGNOSI (1 MESE)

Il percorso riabilitativo del soggetto parte con un primo periodo di reciproca conoscenza del soggetto da parte della Comunità  e della Comunità da parte del soggetto.E’ il periodo dell’INCONTRO,  dell’AGGANCIO e della DIAGNOSI.Gli  obiettivi di questa prima fase possono sintetizzarsi in:

Inquadramento diagnostico clinico individuale ( con l’eventuale valutazione dell’opportunità di affiancare un trattamento farmacologico al trattamento psicologico in collaborazione con lo psichiatra del Ser.T  Inviante )

Inquadramento diagnostico sistemico-relazionale

Valutazione del livello di gravità del soggetto rispetto al G.A.P ( relativamente allo stadio in cui si trova il paziente rispetto alla problematica del gioco)

Prima valutazione della Motivazione del soggetto ( relativamente allo stadio in cui si trova il soggetto rispetto alla sua motivazione al cambiamento)Valutazione e Rendiconto della situazione finanziaria-legale (relativamente alle conseguenze del G.A.P)

Formulazione di un Progetto Terapeutico Individualizzato.

Gli strumenti utilizzati sono:

-   Somministrazione di questionari e interviste diagnostiche

-   Incontri di Terapia Familiare

Colloqui motivazionali

Colloqui di sostegno educativo.

L’intervento si modula in: Primo e Secondo incontro per conoscere la situazione individuale e familiare del soggetto ed identificare i motivi della consultazione ( situazione attuale). In questa occasione si somministra il Questionario South Oaks Gambling Screen e il Questionario basato sui Criteri Diagnostici del DSM-IV; si fa un’analisi delle risorse e si fa compilare al soggetto lo schema relativo alla motivazione a smettere di giocare.Terzo incontro per approfondire la diagnosi e lo sviluppo del gioco eccessivo avvalendoci  dell’’Intervista Diagnostica sul Gioco Patologico. Si fa una valutazione della situazione economica. Incontri di Terapia familiare con tutti i membri della famiglia al fine di iniziare ad ipotizzare una diagnosi sistemico-relazionale per il successivo lavoro terapeutico (eventuale somministrazione del test del Disegno Simbolico dello Spazio di Vita familiare).  Si effettuano, a discrezione dell’equipe, colloqui secondo la metodologia del colloquio di motivazione che proseguono nella FASE B.

 

 FASE B:  LA CURA (4 MESI)

 Il percorso terapeutico tiene conto delle differenze dei pazienti ed è differenziabile in base alle esigenze del singolo individuo, dei suoi rapporti all’interno della famiglia, della situazione contingente rispetto al G.A.P . e della sua motivazione. Il percorso terapeutico è altresì strutturato su aspetti e strumenti comuni che sono propedeutici ai vari interventi sul piano individuale. L’obiettivo non è, trattandosi di una dipendenza, la “guarigione” del paziente bensì la  “remissione totale del sintomo”. Ogni dipendenza presuppone cronicità e non una guarigione, ma, i sintomi possono essere sospesi. Sospendere i sintomi implica ovviamente portare il paziente ad un cambiamento “cognitivo” (ad un rapporto più efficace con la realtà, alle capacità ad assumere un ruolo più funzionale all’interno della famiglia e della società).

Gli strumenti utilizzati sono:

Colloquio di motivazione

Terapie di Gruppo (Biografia Familiare, Io e gli Altri, Tecniche Corporee e di    Rilassamento,        Verifiche…)

-  Colloqui clinici individuali

- Terapia familiare

-  Percorso Educativo sulla Genitorialità

- Partecipazione al gruppo di Auto-Mutuo-Aiuto tenuto nella Comunità dai Ser.t di    Nichelino e      Moncalieri

- Tecniche specifiche relative al  G.A.P  facenti riferimento alla cornice cognitivo/ comportamentale ( bilancia motivazionale , concetto di caso, identificazione delle idee erronee e delle situazioni a rischio, potenziamento del “self-efficacy” , etc.)

- Attivazione di un Piano per la Sistemazione della situazione finanziaria e legale (in  collaborazione con l’assistente sociale del Servizio Inviante)

Individuazione/ Valorizzazione/ Potenziamento delle Abilità: focalizzazione  dell’area lavorativa in cui  le potenzialità del paziente possano esprimersi al meglio

Prime esperienze di autonomia e contatto con l’esterno ( per sperimentarsi di fronte alla tentazione del giocare e per misurarsi con la possibilità di una nuova gestione del tempo libero e del denaro)

Prevenzione e” Riciclaggio” delle eventuali Ricadute: la “crisi” come risorsa all’interno di qualunque percorso riabilitativo relativo a problemi di dipendenza

 

 FASE C: REINSERIMENTO ( 2 MESI  in Alloggio) + (3 MESI  in cui l’utente è già rientrato in famiglia)

In questa fase il soggetto ha terminato il  percorso terapeutico in senso stretto e prosegue il percorso riabilitativo verso il graduale sgancio dalla Comunità.

 Gli obiettivi:

Valutazione/Sperimentazione dei risultati del trattamento

Mantenimento dell’astinenza

Ridefinizione del nuovo progetto di vita

Preparazione allo sgancio

Sostegno successivo alle dimissioni dalla Comunità

 Gli strumenti:

Risocializzazione ( valorizzazione di attività ricreative , da svolgersi anche con la famiglia; diverse dal gioco per colmare il “grande vuoto”.

Sperimentazione di  attività nuove e stimolanti o ripresa di  interessi che un tempo, prima della dipendenza dal gioco, erano cari)

Sperimentazione graduale dell’autonomia attraverso il passaggio in alloggio e la graduale permanenza in famiglia, prima  solo nei week-end poi via via  per più giorni durante la settimana.

Ripresa dell’attività lavorativa.

Sostegno successivo alle dimissioni dalla Comunità attraverso colloqui individuali, (nel primo periodo dopo lo sgancio, a cadenza settimanale e successivamente a cadenza quindicinale e mensile) e incontri con la coppia o la famiglia a cadenza quindicinale e successivamente mensile

La durata complessiva del Percorso Terapeutico-Riabilitativo è di 7 mesi circa, ai quali si aggiungono 3 mesi in cui il soggetto, già rientrato in famiglia, si avvale settimanalmente sia del sostegno educativo, sia di quello terapeutico della comunità.          

       

GLI STRUMENTI

 Gli strumenti adottati dalla nostra Comunità si possono  suddividere in: pedagogici e psicologici e l’ importanza ad essi attribuita è assolutamente paritetica nell’impostazione del progetto terapeutico.

 PEDAGOGICI

 Vita comunitaria  

Il confronto e il dialogo che nascono dalla  vita in comune non sono soltanto un modo per stare insieme, ma, aiutano ad accettare se stessi e gli altri, rispettandosi anche nella diversità. La fatica di adeguarsi all’altro per arrivare a vivere con l’altro è un grande strumento di crescita

 Attività Lavorativa

In comunità il lavoro non serve solo per occupare del tempo o per apprendere un mestiere, ma, ha soprattutto una valenza educativa perché allena alla responsabilità e alla fatica, esercita la volontà, la pazienza e la costanza, è fonte di gratificazione e di stima di sé e rende la vita in comunità molto simile a quella esterna. Ciò permette di creare già internamente uno stile di vita che potrà essere considerato valido al momento dello sgancio dell’utente dalla comunità e al suo ritorno in società.

 Gestione del tempo libero

Imparare a gestire in maniera opportuna il tempo libero sia all’interno e sia all’esterno della struttura, consente agli utenti di apprendere nuovi modi e possibilità per combattere la noia ed il senso di vuoto da questa determinato. Ciò richiede la stimolazione delle proprie capacità creative, la conoscenza dei propri limiti e soprattutto delle proprie qualità. Occorre, quindi, promuovere la sperimentazione di diverse attività  dall’utente magari ritenute a priori non di suo gradimento o di suo interesse.

In questo contesto molto spazio viene occupato dallo sport quale calcio, pallavolo, piscina.

Maggior attenzione al tempo libero viene, inoltre, dedicata nella fase del reinserimento durante la quale i ragazzi ricominciano a lavorare, a vivere la maggior parte del tempo fuori dalla struttura e hanno maggiormente bisogno di integrare la propria rete sociale.

 Scuola

Spesso gli utenti che vengono accolti non sono in possesso della licenza media, oppure chi già lo è decide di voler frequentare altri corsi di specializzazione. La cultura è da noi ritenuta un ottimo strumento su cui investire per garantire all’utente un miglioramento della qualità della propria vita.

 Gestione delle risorse economiche

Solitamente coloro che hanno fatto uso di sostanze hanno dei parametri economico-finanziari di riferimento poco ponderati, in quanto abituati a spendere somme di denaro estremamente elevate, spesso peraltro supportate da attività lavorative discutibili che consentono elevati guadagni facili. Da ciò nasce l’importanza di rieducare l’utente al valore reale degli stipendi

 PSICOLOGICI:       

 Psico-educativi

Gruppi di Verifica

Riunioni di programmazione giornaliera

Gruppo di organizzazione servizi

Riunioni delle richieste

Gruppi con i familiari

Colloqui